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Omino nero

Irene Andrei

Il mio omino nero

Quando ho iniziato a dipingere mi sono resa conto che per me era fondamentale raccontare qualcosa di viscerale, di intimo, di personale. Volevo raccontare emozioni, stati d’animo… E avevo bisogno di un protagonista che vivesse tutto questo.

Volevo che raccontasse me bambina, me donna, me madre, me vecchia… Ma volevo anche che rappresentasse l’angelo e il diavolo che ti sussurrano all’orecchio e che, all’occorrenza, rappresentasse l’intera umanità.

Mi serviva un protagonista che cambiasse sesso, età, colore, pensiero… Era impossibile. Avevo l’urgenza di tirar fuori quello che avevo dentro, che vivevo, che pensavo;

Non poteva essere niente di accademico o studiato. Poi ho iniziato a disegnare e a dipingere senza pensare ad altro che a liberarmi. Il risultato finale è stato tanto colore, chiodi, cotone, colla…

E poi lui. Piccolo, vulnerabile e forte allo stesso tempo. Il mio omino nero che ero io ma che poteva essere chiunque.

Più che lo usavo per trasmettere agli altri qualcosa più che lo sentivo vivo, pulsante, con un respiro sempre più potente. Ci ha messo la faccia, ha preso la colpa, ha combattuto battaglie, ha pianto e riso tanto e oggi vive con me in un respiro unisono che si traduce in una leggera brezza che alcune volte diventa tempesta, altre un vento leggero che mi sposta i capelli dagli occhi.

Irene Andrei

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